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ERNESTO MATTIUZZI (1900 - 1980) |
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Come
il poeta affina il proprio gusto, spirito critico e capacità di visione a
contatto con altri poeti, senza tuttavia venir meno al bisogno di esprimere il
suo mondo in modo autonomo, così il pittore. E difatti ogni espressione
artistica si matura in virtù di questo processo di osmosi. La lezione di chi ci
ha preceduto rappresenta un necessario punto di riferimento, un momento ideale
mediante il quale si giustificano scelte e simpatie di chi ha fatto dell'arte
quasi una vocazione assoluta. E' il caso anche del pittore Ernesto Mattiuzzi i
cui saggi, qui raccolti in ordine cronologico, testimoniano la sua fedeltà ad
un costante lavoro di riflessione critica, mai disgiunto, in verità,
dal momento creativo. Segno, questo, della complementarietà dei due
momenti, in base alla quale il risultato critico si riflette nell'opera d'arte,
evidenziandone la potenzialità espressiva, nonchè le radici culturali e, nello
stesso tempo, facendo si che l'opera non si esaurisca in una specie di
germinazione spontanea,
per altro inspiegabile, ma sia filtrata, resa semanticamente aperta, attraverso
una lettura attenta dei movimenti, personalità, stili etc.
La
presente raccolta, a mio avviso, chiarisce il metodo di lettura del Mattiuzzi,
sia per quanto concerne l'implicazione formale che è sottesa ad ogni linguaggio
artistico, sia per l'impiego di sicuri criteri di interpretazione. In tale
ambito di lettura ci e consentito di riconoscere lo stesso gusto del pittore, il
suo preciso orientamento. E molti di questi saggi lo confermano: essi sono
dedicati, infatti, all'analisi di opere, i cui autori, proprio perchè
protagonisti della storia figurativa dell'arte, sono assunti come Maestri di
stile, di colore, di forma,di piena umanità. Senza dubbio la scelta compiuta
non è casuale, in quanto la pittura stessa del Mattiuzzi si e sempre alimentata
a questa fonte, nè avrebbe mai potuto giustificarsi in altro modo. La sua
stessa impostazione figurativa si rapporta a quella tradizione, come a modello
cui necessariamente ispirarsi per cui questa sua lettura critica non puo che
riflettere questa sintonia culturale. Studiare a fondo la pittura italiana del
quattro e cinquecento, significa per il Mattiuzzi, cogliere le ragioni intime
della sua figuratività, la sua filosofia iconologica e iconografica, ossia la
misura stessa in cui colore, linea , forma e prospettiva, da elementi puramente
tecnici sono diventati elementi estetici. Pertanto non ci stupisce il fatto che,
in taluni di questi saggi, cerchi insistentemente di definire il concetto di
naturalità dell'arte, come suo fondamento insostituibile, in conformità con
uno dei principali postulati dell'arte figurativa e con il proprio indirizzo
pittorico. In quanto pittore del novecento, non gli sfuggono gli equivoci cui la parola "natura" è andata incontro, l'insistenza con la quale disparate esperienze artistiche di questo secolo hanno cercato di cancellarla. Ed è soprattutto per un tale motivo che, non disdegnando a volte di entrare in aperta polemica, si è battuto perchè il principio classico, secondo cui l'arte è imitazione attiva della natura, rimanesse integro ed operante. |
Ne è una prova
che molti di questi suoi interventi trovano una maggiore coerenza, proprio là
dove i principi di fondo sono più minacciati. Ed è proprio in queste pagine che
il Mattiuzzi si mostra più intransigente, estraneo del tutto ad ogni
contaminazione metodologica.
Come
si dovranno leggere, allora, queste sue pagine? Un tale metodo se da un lato é contenutisticamente ineccepibile, dall'altro lato trascura l'impiego di una più rigorosa filologia formale, tacendo altresì di tutti quei legami sociali da cui pure l'opera é innervata. Questo limite é visibile soprattutto in alcuni saggi, anche se lo attenua la persuasione che l'opera resta e resterà sempre il termine ultimo di una tensione ideale, in rapporto alla quale ogni altro elemento, pur indispensabile, finisce per apparire secondario. (G.M.) |